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Mal Bianco della Vite

Difesa

Difesa agronomica. Il mal bianco della vite si giova di microclimi che alternano mattini umidi seguiti da pomeriggi caldi e ventilati che favoriscono la dispersione del micelio. Tali condizioni si ritrovano specie quando i grappoli sono ombreggiati sia per effetto di affastellamenti della vegetazione (Chellemi e Marios,1992) [APPROFONDIMENTO B], sia anche per la presenza di alberi esterni ad alto fusto che impediscono ai raggi solari di raggiungere direttamente le viti (Austin et al., 2012) [APPROFONDIMENTO C]. Ciò si traduce da un punto di vista pratico nell’evitare l’eccessiva vigoria che sempre incrementa il rischio di attacchi oidici. Innanzitutto la defogliazione precoce risulta fondamentale per creare un microclima asciutto nella zona grappoli, sfavorendo pertanto l’evoluzione del patogeno, in secondo luogo è bene evitare eccessive concimazioni azotate che possono portare ad un eccesso vegetativo adatto allo sviluppo del fungo (Gay-Eynard et al., 2002).

Difesa in agricoltura integrata. Mantenendo sempre validi i principi della gestione agronomica, il mercato dei fitofarmaci offre un discreto numero di principi attivi antioidici [APPROFONDIMENTO D]. La difesa rispetto a tale patogeno può variare molto in funzione dell’ambiente in cui si opera. Ad esempio al sud Italia, dove solitamente la pressione infettiva del mal bianco è notevole, la lotta ha inizio fin dai primi stadi fenologici, sia per ottenere una “pulizia” dagli organi svernanti, sia per evitare infezioni precoci, dovute alla frazione di mal bianco con svernamento miceliare. Difesa che poi si intensifica a cavallo fra fioritura e allegagione, quando la presenza dell’acino formato e le condizioni ambientali di solito favorevoli al patogeno, rendono tale periodo il più pericoloso per osservare i sintomi (Morando et al., 2014). Tali fasi fenologiche rappresentano il massimo rischio anche per la viticoltura del nord Italia, dove magari si potrebbe risparmiare qualche applicazione ad inizio stagione, ma assolutamente non bisogna lesinare in questo periodo. Importantissima l’efficienza della distribuzione, per lo più concentrata nella zona grappoli. Sempre valida la regola di alternare le famiglie chimiche dei principi attivi utilizzati onde evitare l’insorgenza di ceppi resistenti.

Difesa in agricoltura biologica. Fra i prodotti ammessi in agricoltura biologica il più utilizzato è certamente lo zolfo che, nonostante ormai oltre un secolo di utilizzo, mantiene elevata la propria efficacia. Da qualche tempo si propone vantaggiosamente anche l’utilizzo del bicarbonato di potassio in grado di fornire risultati paragonabili a zolfo bagnabile in termini di efficacia. Molti altri preparati sono stati saggiati nel corso degli anni, ma al momento l’efficacia degli stessi non sembra poter garantire la protezione della coltura qualora la pressione infettiva sia mediamente elevata.

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Esperienza di difesa antioidica in Toscana

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L'oidio, presentazione malattia

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